Arte e Cultura

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    I borghi medievali


    Montecchio - Importante castello, in posizione dominante sull'antica via Flaminia, fu - presumibilmente - già fortificato nel X secolo.  Dalla fine del XII secolo fu sottoposto ai signori di Giano. Il castello conserva buona parte della cinta muraria, innalzata nel XII secolo, riedificata nel XIV e rimasta immutata sino ai nostri giorni. Sulla piazzetta si affacciano il piccolo palazzo della Comunità del XVI secolo, con lo stemma del castello, e il fianco sinistro della chiesa di San Bartolomeo. L'interno, ad un'unica navata e con il tetto a capriate, a cinque campate, conserva numerosi frammenti di affreschi e di sculture che testimoniano, attraverso i successivi interventi decorativi, l'importanza che la chiesa dovette mantenere nel corso dei secoli.

     

    Castagnola - Il castello di Castagnola, vede la propria storia strettamente connessa a quella di Giano. Dal 1383 al 1439 fu sotto la signoria dei Trinci. Nel secolo successivo passò sotto il dominio di Todi, come è stato testimoniato da uno stemma posto sopra la porta del castello, raffigurante un'aquila con due aquilotti sotto le ali. Delle antiche mura non rimangono che poche tracce, mentre la torre di sentina della porta d'ingresso è stata successivamente trasformata in torre campanaria. L'unico edificio sacro, all'interno del castello, è la chiesa di S. Croce, che sfrutta come muro perimetrale una porzione di mura.

     

    Morcicchia - Come risulta da testimonianze del X secolo fu un antico feudo dei Litaldi o Ritaldi, antica famiglia spoletina. Nel XVII secolo si unì con Moriano dandosi lo statuto comunale. Nel 1816-18 fu annesso al comune di Giano. Dell'antico castello rimangono alcune torri superstiti, qualche abitazione e significativi resti della cinta muraria. All'interno del borgo si trova la piccola di chiesa di S. Silvestro che vanta origini del XIV secolo, anche se, la sua tipologia con il fianco che sfrutta le mura del castello, la fa supporre di origine più antica. Lo snello campanile a vela è forse testimonianza dell'antica costruzione

     

    L'Abbazia di S. Felice - La chiesa di S. Felice trae le sue origini da un oratorio paleocristiano, luogo di sepoltura dell'omonimo vescovo del Vicus Martis e martire sotto Diocleziano e Massimiano (304 d. C.). Nel 950 i Benedettini costruirono una chiesa più grande con unito Monasterio; quella attuale, in stile romanico-lombardo, risale al 1130.

    L'antica facciata, trasformata nel secondo decennio del XVI secolo da quattro a due spioventi, mostra il portale a tre incassature e l'elegante trifora con archetti ben scanditi da sopracciglio sopra la quale è murato un capitello composito databile al IV secolo. Imponente è la vista esterna delle tre absidi chiuse in alto da una serie di archetti ciechi e divise da paraste e semicolonne in settori su cui si aprono feritoie e monofore. Nella parte superiore è il loggiato a quattro arcatelle (1516), sulla sinistra riposa il campanile con cella campanaria a quattro monofore (fine XVII secolo).

    L'interno, semplice e solenne, è diviso in tre navate da due fila di arcate poggianti su robuste colonne in conci cinerei e rosati; la copertura della navata centrale è a botte, a crociere quella delle laterali. Il presbiterio, notevolmente sopraelevato sulla sottostante cripta, è diviso dall'aula dei fedeli da un alto arco trionfale sormontato da elegante bifora e ripartito da arcate con colonne (lisce ed una scanalata) e capitelli di reimpiego. Ai lati dell'altare Maggiore, con bifora cieca scolpita sullo stipes che richiama quella dell'arco trionfale, riposa parte dell'antico coro.

    Luogo di massimo reimpiego delle strutture architettoniche delle precedenti chiese è la suggestiva cripta (IX secolo), divisa in tre navate da una serie di arcate longitudinali e trasversali che poggiano su semicolonne, colonne e pilastri cruciformi con semicapitelli e capitelli cubici scantonati (decorati con interessanti rozze raffigurazioni in gran parte animali) e due compositi incompiuti del VIII-IX secolo; Dietro l'altare, su cinque colonnine, poggia il sarcofago (V-VI secolo), in travertino a coperchio displuviato e Tabula ansata anepigrafe, contenente le sacre spoglie di S. Felice.

    L'intera chiesa, completamente baroccata nel corso del XVI-XVII secolo, è stata riportata al suo aspetto originale mediante i salienti restauri effettuati nel periodo 1954-58.

    Dell'antico corpo abbaziale di notevole interesse sono il chiostro (fine XV-inizio XVI secolo, rialzato nel 1720) ed il Cappellone (antica Sacrestia -1555-58),  entrambi decorati con ciclo di affreschi raffiguranti la Passio di S. Felice, nonché l'Aula capitolare; all'interno il Refettorio (1553) mostra gli scanni e dossali della fine del XVII secolo, un elegante lavabo del 1601 ed un resto di affresco raffigurante la Trinità crocifissa. All'antico corpo monastico si addossano le due possenti ali: settentrionale (1732) e meridionale (1790).

    Nel 1450 l'abbazia passò dai Benedettini agli Agostiniani della Congregazione di Perugia che vi abitarono fino al 1798, dal 1803 al 1810 fu tenuta dai Chierici scalzi della Passione di Gesù Cristo (Passionisti); il 15 agosto 1815 S. Gaspare Del Bufalo vi istituì la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, ecclesiastici che ancora oggi ufficiano e custodiscono il sacro luogo.

    La festa di S. Felice, patrono del Comune di Giano dell'Umbria, si celebra solennemente il 30 di ottobre.


    Il Santuario della Madonna del Fosco
    - Sorge tra Castagnola e San Felice. L'ultima domenica di giugno del 1412, la Madonna apparve ad un giovane pastore, durante una flagellante pestilenza. A ricordo vi sorse una edicola (lunga otto palmi e alta 10), dove il pittore eugubino Ottaviano Nelli fissò con la pittura la memoria del miracolo. La devozione dei fedeli, sempre crescente, volle una chiesa, che fu poi ampliata nel 1811 con restauri nel 1837. Il santuario risultò ancora insufficiente e nel 1854 fu posta la prima pietra dell'attuale chiesa dal vescovo Arnaldi di Spoleto, che la inaugurò 1'8 ottobre 1860. La chiesa è a tre navate; nell'interno è conservato il primitivo affresco, recentemente restaurato: Vergine in piedi, che pone le mani sul capo di un fanciullo genuflesso, posto a destra e un angelo sulla sinistra, che reca in mano un giglio. L'affresco è racchiuso in un altare assai ricco, donato da Decio Ancaiani di Spoleto. E' meta di pellegrinaggi da Giano e da paesi limitrofi nelle domeniche di maggio.


    La Chiesa
    di S. Francesco - La Chiesa di S. Francesco, risale alla seconda metà del XIII secolo. L'esterno, in conci rosati con copertura a due spioventi, presenta una facciata sopraelevata rispetto all'originale e decorata da un oculo tamponato e da un portale a un rincasso. L'interno della chiesa è ad una navata e conserva nella parete di controfacciata un'organo ligneo del XVIII secolo.

    Le pareti sono decorate da sei (tre per parte) altari lignei del XVIII secolo, abbelliti da paliotti in scagliola, di scuola toscana, dipinti a motivi floreali e sormontanti da pregevoli tele.

    L'imponente altare maggiore grandioso sipario ligneo di impostazione barocca, nasconde alla vista l'originaria abside della chiesa decorata con preziosi affreschi del XIV secolo. Nella cappella del crocifisso è conservato il ciclo di affreschi attribuiti al pittore folignate Giovanni di Corraduccio (XIV secolo).

     

    La Chiesa della Madonna delle Grazie - La Chiesa di S. Maria, che conserva sopra il portale d'accesso lo stemma del comune, è stata edificata nel XIV secolo. Nel secolo XVIII è stata completamente trasformata, con il cambio di direzione del suo asse centrale. I bracci laterali sono abbelliti da due altari che conservano due pregevoli tele: a destra, S. Antonio Abate, eseguita dal pittore laziale Antonio Cavallucci. A sinistra la Madonna col Bambino eseguta dal pittore Andrea Polinori nel 1620. La chiesa conserva due importanti testimonianze dell'originaria decorazione trecentesca: una Madonna col Bambino, sopra l'altare maggiore, ed un crocifisso affrescato sulla parete destra, chiuso in una nicchia dall'intervento settecentesco. Un recente parziale restauro ha consentito di recuperare e di attribuire all'importantissimo scultore Paolo da Gualdo Cattaneo i pregevoli peducci lapidei dell'abside.

     

    La Chiesa di S. Michele Arcangelo - Le testimonianze dell'antica chiesa sono ravvisabili all'esterno, nelle absidi semicircolari (completa quella centrale e parziale quella di sinistra) e nei muri perimetrali, che fanno supporre una prima costruzione a cavallo tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo. All'interno, molto manomesso, sono visibili tracce frammentarie e ridipinte degli affreschi absidali del 1501 che si inseriscono nell'ambito della cultura spoletina a cavallo tra il XV ed il XVI secolo. Vi è anche conservato, sulla parete sinistra della navata, un pregevole crocifisso ligneo del XVI secolo.

     

    La villa romana di Rufione - Lo scavo archeologico, avviato nel 2003, ha consentito fino ad oggi di individuare 18 ambienti pertinenti ad un padiglione di una grande villa rustica che conosce il momento di massimo splendore nella prima età imperiale, anche se l'impianto risale ad una fase tardorepubblicana. Gli ultimi dati sembrano confermare una continuità d'uso fino al IV secolo d.C. La vicinanza alla Flaminia antica e il materiale finora restituito dalle indagini archeologiche suggeriscono una grande struttura costituita da più padiglioni, dei quali il principale e più importante potrebbe avere il suo ingresso proprio nei pressi della via consolare.

    Oltre al padiglione dedicato al grande impianto termale nel versante Ovest, a monte del calidarium, è venuta alla luce una grande cisterna-natatio di metri 3 x 3,5 che conserva ancora tutto il rivestimento idraulico in cocciopesto bianco. Ad est, invece, è stata messa in luce la volta di una cloaca che presenta una lunghezza di 22 metri, per un altezza di 1 metro e larga 50 cm.

    A monte della natatio è stata scoperta una sala absidata che conserva per buona parte della sua grandezza il pavimento in spicatum. Lunga circa 6 metri per 3,80 di larghezza, con un muro a doppio paramento in opera reticolata (tipica del periodo storico); l'ambiente può essere verosimilmente un tepidarium più antico di quello messo in luce nel 2005. Quello più recente quindi potrebbe essere frutto di una consistente ristrutturazione già in antico e dà l'idea della grandezza della villa. Il materiale archeologico che è stato rinvenuto (anfore, ceramica, ecc.) appartiene per lo più al I secolo d.C. e gli intonaci possono essere assimilati al III e IV stile pompeiano. Molti di questi rinvenimenti sono stati ricoperti in attesa di trovare risorse adeguate per la musealizzazione del sito.

     

    Per saperne di più http://www.villadirufione.eu/